L’arte della Cartapesta

Materiali poveri per un risultato regale

Le origini della cartapesta risalgono al lontano primo secolo dopo Cristo. Le prime applicazioni di questa antichissima tecnica compaiono in Cina al fine di riutilizzare quello che oggi è uno dei materiali più comuni in commercio, ma che nell’Asia dell’anno 100 d.C. risultava essere altamente pregiato: la carta. I lunghi tempi e l’abbondante consumo di materie prime richiesti dalla sua lavorazione rendevano questo materiale un prodotto di gran lunga più caro rispetto ad altri.

L’arte italiana della cartapesta, invece, affonda le sue radici nel Cinquecento, periodo a cui risale la riproduzione di alcune versioni “povere” di statuette a carattere sacro. Il Settecento vedrà l’affinarsi di questa tecnica, grazie al suo impiego in Inghilterra, sostituendo progressivamente lo stucco nella decorazione di pareti e soffitti. È proprio in questi anni che avverrà la contaminazione tra la più antica tradizione italiana e le nuove applicazioni di matrice inglese. La peculiare modellabilità della cartapesta l’ha resa un prodotto funzionale alla realizzazione di oggetti dalle più svariate forme e dimensioni. Ancora oggi, in Sicilia, esistono numerosi esempi dei suoi impieghi. Sono diversi i comuni che, durante lo svolgimento di importanti manifestazioni religiose, prevedono tutt’ora la partecipazione di antiche statue in cartapesta. La processione delle “Vare” a Caltanissetta e la festa dell’Assunta a Messina, assieme al carro di S. Rosalia di Palermo, sono solo alcuni degli eventi territorialmente più importanti.

Nonostante i suoi trascorsi, l’immagine della cartapesta è indissolubilmente legata alla creazione dei carri di Carnevale. Ad Acireale, con l’inizio degli anni Trenta, arriva l’introduzione delle maschere in cartapesta, le stesse che negli anni a venire si trasformeranno nei carri allegorici ormai famosi in tutta Italia.

Nata come arte statuaria dei poveri, la tecnica della cartapesta è stata rivisitata e perfezionata per ottenere risultati di alto livello qualitativo. Inserita all’interno della società dei consumi, rappresenta un filo conduttore saldamente legato al ricordo di una genuina manualità artigianale.

 

La tecnica

La preparazione della cartapesta prevede l’utilizzo di materiali poveri, come carta e stracci, ammorbiditi con colla vinilica o con la più tradizionale colla di farina. La tecnica adoperata dai carristi è quella del “cartone romano” che, una volta essiccata, diventa leggera e favorisce la creazione di opere di grandi dimensioni.

I passi da rispettare per la realizzazione di una scultura in cartapesta partono con l’ideazione di un soggetto e di un bozzetto su carta. La fase seguente è quella della progettazione della struttura portante e dei meccanismi che consentono i movimenti e l’illuminazione del carro. Dopo la creazione della scultura in creta, si procede alla modellazione di un calco in gesso, scagliola o alabastrino. Durante la fase di stampaggio, la carta viene pressata per assumere la forma del calco. Completata l’essiccazione, si passa al montaggio sulla struttura definitiva; lì potrà essere impregnata con prodotti consolidanti. A finire seguono la colorazione e la lucidatura che conferiscono al carro il caratteristico effetto “caramellato”.

Acireale ed il carnevale

La storia del “più bel Carnevale di Sicilia”

Il carnevale di Acireale, considerato “il più bello di Sicilia”, è una delle manifestazioni più autentiche e coinvolgenti del folklore isolano. Per tutto il periodo dei festeggiamenti, carri allegorici, gruppi in maschera, bande e carri infiorati sfilano lungo un percorso articolato per le vie del centro. Mostre e concerti sono collocati all’interno del medesimo circuito, interamente immersi nello splendore del barocco siciliano.

Una componente di spicco del Carnevale è la partecipazione attiva della folla che lo anima; non a caso, le prime documentazioni risalenti al 1500 lo descrivono come una festa nata dalla libera manifestazione popolare. Slegati da ogni vincolo, nel periodo dell’anno in cui tutto è permesso, i cittadini potevano concedersi la libertà di scherzare sui potenti del tempo. È da questa propensione alla satira che ha preso vita una delle prime maschere del carnevale acese,”l’Abbatazzu” (PuetaMinutizzu), che con i suoi grossi libri ironizzava sulla classe clericale del tempo, in particolare su Monsignor Michelangelo Bonadie, Abate-Vescovo di Catania.

Intorno al 1600, nei giorni di grasso,era usanza comune farsi battaglia con agrumi e uova marce. Nonostante l’entusiastica partecipazione della folla, nel 1612, la Corte criminale emise un bando che ne vietava la pratica per via dei troppi danni riportati a cose e persone.

La fine del XVII secolo è stata segnata da un lungo fermo causato dal terremoto che sconvolse la Sicilia Orientale. Si dovranno attendere i primi del XVIII secolo affinché la manifestazione riprenda sotto la spinta della ricostruzione post-sisma. Sono proprio questi gli anni in cui si inseriscono le maschere “U baroni (il barone)” e “i Manti”.

Nel corso dell’Ottocento la manifestazione fu strutturata e gestita come festa organizzata. In questo periodo venne introdotta la cosiddetta “Cassariata” (la sfilata dei “Lando”), nel corso della quale i nobili della città lanciavano confetti da carrozze trainate da cavalli.

Il 1929 segna l’istituzione dell’Azienda Autonoma e Stazione di Cura di Acireale che si occuperà di organizzare la manifestazione fino agli anni novanta, per poi passare il compito al Comune. Da questo momento in poi il Carnevale acese seguirà le stesse modalità con cui si svolge attualmente.

Le maschere in cartapesta risalgono, invece, all’inizio degli anni trenta. Queste opere di piccole proporzioni si trasformeranno nel corso del tempo sino a raggiungere grandi dimensioni; queste maschere sono le precorritrici dei primi carri allegorici trainati da buoi. Contemporaneamente, ai “Lando” ottocenteschi si vanno sostituendo le macchine infiorate, altra tradizione giunta fino a noi sottoforma di carri infiorati.

Nel 1934 esce la prima edizione del Numero Unico, a cura del Circolo universitario. Da questo momento, il giornale a sfondo satirico accompagnerà tutte le edizioni dei carnevali seguenti.

Il 1948 è l’anno delle grandi soddisfazioni: la manifestazione si aggiudica il titolo “il più bello di Sicilia” ed entra di diritto tra le più rinomate a livello internazionale.

Gli anni 50 e 60 vedono la nascita dei due personaggi di Cola Taddazzue Turi Quadaredda,poi sostituiti da Ciccitto(Grasso Salvatore) che si aggirava per le vie della città alternando maschere di ogni tipo. Nell’arco di pochi anni la tradizione carnascialesca è stata costretta a subire numerose interruzioni. Altre due attese forzate, oltre quella alla fine del XVII secolo, furono dovute alle guerre mondiali del XX secolo. L’organizzazione dell’evento sarà posticipata anche nel 1991 come precauzione per la Guerra del Golfo.

La lotteria del Carnevale del Monopolio di Stato coinvolgerà la manifestazione negli anni 1996, 1997, 2001 e 2006. Sempre nel 2006, il carnevale di Acireale otterrà l’assegnazione del premio europeo Alberto Sargentini da parte dell’omonima fondazione di Viareggio. Nel 2010 entrerà a far parte di una serie di gemellaggi – tra cui quello fra il Carnevale di Viareggio e la Lotteria Nazionale – insieme ad altri carnevali italiani.

Ancora oggi, a distanza di secoli, il Carnevale di Acireale trae la propria linfa vitale dal rinnovato entusiasmo del pubblico partecipante, un pubblico che sceglie di farsi trasportare in una realtà alternativa, fatta di suoni e colori di una città in festa.

 

Il Carnevale estivo

Da qualche anno i festeggiamenti del carnevale raddoppiano in vista della bella stagione. Nel corso del cosiddetto “Carnevale Estivo”, giganti in cartapesta e carri infiorati vengono messi a nuovo per tornare ad affollare le vie del centro cittadino.

Numerosi sono anche i gemellaggi con altre città italiane come quella di Viareggio che, nel 2005, è stata ospite di piazza Duomo con la sua “Grande ballerina”. Nel 2006 i viareggini sono tornati a far visita alla città, affiancati da una rappresentanza di Putignano, altra importante cornice dei festeggiamenti carnevaleschi.

L’edizione estiva della manifestazione funge, inoltre, da prestigiosa vetrina per l’artigianato tipico e i numerosi produttori locali. Il connubio tra queste due figure della città e il Carnevale si presenta come ottimo incentivo per curiosi e turisti che vogliono avvicinarsi alla storia ed alla tradizione di Acireale.

 

Sant’Agata: origini storiche e folkloristiche

Agata nacque da una famiglia di nobili catanesi di religione cristiana, intorno al 230 d.C. A quel tempo Catania era sotto la dominazione romana che perseguitava barbaramente chiunque professasse il cristianesimo, motivo per il quale la famiglia di Agata, come tutta la comunità cristiana, viveva la fede nel silenzio. Nonostante le difficoltà, Agata decise sin da giovane di consacrarsi a Dio. Negli anni tra il 250 e il 251 d.C, divenne proconsole della città Quirino, giunto alla sede di Catania con l’intento di far rispettare l’editto dell’imperatore.

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“Cittadini, cittadini, semu tutti devoti tutti”

Dal 3 al 5 febbraio Catania dedica a Sant’Agata, patrona della città, una grande festa. Un fercolo d’argento ‘a vara’, con un busto contenente le reliquie della Santa, viene instancabilmente seguito in processione da centinaia di cittadini ‘devoti’, vestiti con il tradizionale ‘sacco’ ( tunica bianca stretta da un cordone, cuffia nera, fazzoletto e guanti bianchi ), aggrappati a due cordoni di oltre 100 metri. La vara è seguita da dodici “cerei” o “cannalori”, alte colonne di legno che rappresentano le corporazioni delle arti e dei mestieri della città. Su tutto il grido unanime della devozione ‘Cittadini, cittadini, semu tutti devoti tutti?’

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Piccole delizie del palato: sapori e profumi di un’antica tradizione natalizia.

E’ un viaggio nel tempo quello che vi propongo oggi, proprio così, per comprendere la tradizione dolciaria siciliana bisogna ritornare con la mente ad un tempo lontano, non parlo di pasticceri stellati, ma di vera cucina siciliana.

Faccio un viaggio a ritroso nel tempo, nei miei ricordi di bambina, intenta a giocare mentre le “donne di casa” tutte indaffarate si mettono all’opera.

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Il presepe di Acireale

Sin da quando ero bambina, ho sempre pensato associato il Natale al Presepe. Vedere dei villaggi in miniatura animati da statuette di terracotta colorate faceva volare la mia fantasia ed immaginazione a luoghi e scenari lontani.

Anche ora, conservo quest’amore fanciullesco e ogni Natale colgo l’occasione per visitare i presepi storici in luoghi vicini a Catania.

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